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La Santa Messa

Comprendere per partecipare

 

 Canto d'ingresso:

I vangeli di Matteo (26,30) e di Marco (14,26), facendo riferimento alla cena pasquale, mostrano come Gesù cantò con i suoi apostoli l'Hallel, cioè l'inno dei salmi, dal 113 al 118 che gli ebrei recitavano in occasione delle grandi feste e specialmente nel banchetto pasquale. Il canto di ingresso esprime l'unità della comunità celebrante, "l'unità dei cuori è più facilmente raggiunta dall'unità delle voci". Il canto di ingresso inizia quando ha luogo l'entrata dei ministri e termina quando finisce la processione. Quando il sacerdote, che rappresenta Cristo, si unisce alla comunità celebrante, allora la Chiesa, corpo del Signore risorto, è rappresentata nella sua totalità, con il suo capo e le sue membra, a questo punto la comunità deve rivestire il proprio cuore con una veste di preghiera per prepararsi a incontrare il Dio nella sua lode e del suo amore.

Il primo gesto del sacerdote:

Il bacio dell'altare da parte del sacerdote è un gesto di venerazione, di tenero rispetto, di adorazione verso Cristo. L'altare è la mensa dove si celebra "La cena del Signore" ma nello stesso tempo il Segno di Gesù Cristo presente nella comunità. Il sacerdote nel guidare la celebrazione, con il bacio manifesta davanti a tutta la comunità, il suo amore verso Cristo Signore.

Saluti del sacerdote:

Con il saluto il sacerdote annunzia alla comunità riunita, la presenza del Signore: "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro" (Mt 18,20).L'augurio "Il Signore sia con Voi", si pensa sia la formula più banale, ma in realtà è la più significativa, esprime infatti il mistero stesso di Gesù,  l'Emmanuele, il Dio con noi, (Mt 1,23). Concludendo il suo vangelo, Matteo afferma  un'altra volta questo mistero: "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20).Queste due affermazioni sono come i due pilastri su cui poggia l'area che permette alla comunità di passare dalla nascita di Gesù alla sua resurrezione. Affermando così il mistero dell'Emmanuele all'inizio e alla fine della messa, la liturgia afferma che ogni celebrazione eucaristica è fondata sull'Emmanuele e che la comunità, trasfigurata nel corpo di Cristo, diventa a sua volta "Emmanuele" per il mondo.

Atto penitenziale:

Tutta la Chiesa, perfino nei suoi membri più peccatori, è santa, "Pura e Immacolata" (Ef. 5,27). E' santa della stessa santità di Gesù. E' senza peccati ma non senza peccatori. La sua santità consiste esattamente nel riconoscersi peccatrice per poter accogliere il perdono di Gesù. il cuore della celebrazione del perdono, è la celebrazione dell'Eucarestia, proprio nelle parole della consacrazione Gesù ci dichiara il suo perdono e ce lo dona: "Questo è il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati". Con l'atto penitenziale conunitario ogni partecipante all'Eucarestia si riconosce peccatore e confessa le proprie colpe a Dio e ai fratelli, seguendo le parole di Gesù che ha detto di riconciliarci fra di noi prima di offrire il nostro dono.(Mt. 5,24). Esso non ha un valore sacramentale e quindi non sostituisce la confessione, Chi sente di essere in peccato grave non può partecipare con passione alla celebrazione eucaristica e ricevere il corpo e sangue del Signore.

Inno (Gloria a Dio):

Il gloria è un inno antichissimo e venerabile, con il quale la Chiesa glorifica e supplica Dio Padre, Cristo Agnello immolato per noi e lo Spirito Santo. Questo inno è fra i più belli della tradizione cristiana, la sua bellezza risplende nella sua lode a Dio. Il Padre, fonte di ogni benedizione, ci ha predestinati prima della creazione del mondo per stare alla sua presenza, nell'eternità del suo amore, come viventi "Lodi di Gloria". (Ef. 1,3-6). Ecco che all'inizio della messa, cantando "Gloria a Dio" noi pronunciamo il nostro nome, ci uniamo agli angeli per proclamare questa gloria. Il Gloria mette insieme tutte le diverse forme della preghiera umana, si glorifica Dio come nel prefazio, gli si rende grazie come nella preghiera eucaristica, si implora il suo perdono come nell'atto penitenziale e si celebra la sua santità come nel santo. Il Gloria appartiene alla forma più alta della preghiera cristiana. Davanti alla trascendenza del Padre che viene celebrata dalle miriadi di angeli, davanti alle meraviglie della salvezza che Dio fa risplendere in mezzo al suo popolo, davanti all'Eucarestia cha fa abitare il Signore risorto nel cuore della povertà della comunità celebrante, che cosa può fare l'uomo se non ripetere: "Gloria a te, Signore". Qui la comunità, per la prima volta a partire dall'inizio della messa, entra pienamente nella celebrazione sacerdotale a cui essa è convocata: "Voi siete un sacerdozio regale, una nazione santa, un popolo scelto, per proclamare le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua mirabile luce" (1 Pt. 2,9).

Orazione o colletta:

Il sacerdote invita a pregare e segue un momento di silenzio, per prendere coscienza di essere alla presenza di Dio e per poter formulare nel proprio cuore la preghiera personale. Poi il sacerdote dice l'orazione, chiamata comunemente "colletta" perchè raccoglie in una sola invocazione la preghiera dell'assemblea. Quest'ultima, unendosi alla preghiera ed esprimendo il suo assenso, fa sua l'orazione con l'acclamazione amen. L'assemblea domanda il compimento della promessa del loro Signore: "tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo concederò" (Gv. 15,16). Questa preghiera, quando sale verso il trono di Dio, è accolta dal Risorto, "sempre vivo per intercedere a loro favore" (Ebr. 7,25).

Liturgia della Parola:

Nelle letture Dio parla al suo popolo, gli manifesta il mistero della redenzione e della salvezza e offre un nutrimento spirituale. Cristo stesso è presente tra i fedeli per mezzo della sua parola. Il popolo fa propria questa parola divina con i canti e vi aderisce con la professione di fede; così nutrito, prega nell'orazione universale per le necessità di tutta la chiesa e per la salvezza del mondo intero. La prima lettura "parola di Dio" è tratta dall'antico testamento ed è scelta in funzione del vangelo. Il salmo responsoriale "parola di Dio" è la risposta della comunità a questa lettura. La seconda lettura "parola di Dio" presenta il nuovo Testamento. La più antica celebrazione della parola coincide, per la Bibbia, con la prima celebrazione dell'alleanza sul Sinai, (Es. 24, 1-11). C'è dapprima una proclamazione della parola: Mosè prese il libro dell'alleanza e lo lesse alla presenza del popolo, (Es. 2,7). C'è poi il sacrificio dell'alleanza: Mosè prese il sangue delle vittime che erano state immolate, ne asparse il popolo  e disse: "Ecco il sangue dell'alleanza che il Signore ha concluso per voi sulla base di tutte queste parole, (Es. 24,8). C'è infine il banchetto della comunione: Mosè salì accompagnato dai sessanta anziani d'Israele. Essi contemplarono il Dio di Israele, mangiarono e bevvero, (Es. 24,9-11). Tale struttura è esattamente quella della messa di oggi. C'è dapprima la proclamazione della parola di Dio, c'è poi il sacrificio quando il sacerdote, alla consacrazione, riprende le parole di Mosè: "questo è il sangue dell'alleanza"; c'è infine il banchetto di comunione nell'accostarsi all'eucarestia. La liturgia della parola e la liturgia eucaristica sono congiunte tra loro così strettamente da formare un solo atto di culto, e questo solo atto di culto è la celebrazione dell'alleanza.

Omelia:

L'omelia fa parte della liturgia ed è molto importante: è infatti necessaria per alimentare la vita cristiana, essa è la traduzione e la spiegazione della parola di Dio. L'omelia nella sua forma più alta si attualizza con l'esempio più tipico, quando Gesù nella sinagoga di Nazareth, dopo la lettura del libro di Isaia, comincia la sua omelia con queste parole: "oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udito" (Lc. 4,15-21). L'omelia partecipa al mistero stesso di Gesù, egli appariva come un uomo familiare, ma nello stesso tempo era figlio di Dio. L'omelia appare come una conversazione familiare, ma è nel contempo parola di Dio, nella comunità celebrante. E' necessaria la stessa grazia a coloro che enunciano la parola divina come a quelli che l'ascoltano, e nessuno può comprendere la parola se lo Spirito che ha profetizzato non gli concede l'intelligenza delle sue parole. Ogni battezzato ha accettato di parlare in nome di Dio, attraverso l'esempio della sua vita, perchè ogni cristiano è una parola di Dio per i propri fratelli.

Professione di fede:

Il simbolo, o professione di fede, ha lo scopo di suscitare nell'assemblea una risposta d'assenso, dopo l'ascolto della parola di Dio e di richiamare alla mente la regola della fede, prima di incominciare la celebrazione dell'eucarestia. Il concilio Vaticano I ci insegna che la fede è una virtù soprannaturale, con la quale, ispirati e aiutati dalla grazia di Dio, crediamo che sono vere le cose da lui rivelate, non con il lume naturale della ragione, ma per l'autorità dello stesso Dio rivelante, che non può ingannarsi nè ingannare. La fede è un dono di Dio  dataci gratuitamente e senza alcun merito da parte nostra, giacchè  è superiore alla nostra natura, alle nostre forze e alle nostre esigenze naturali. La fede è data da Dio liberamente, e nessuna creatura la può esigere, nè ottenere da se stesso.

Preghiera dei fedeli:

Nella preghiera universale o dei fedeli, il popolo esercita il suo ministero sacerdotale e prega per tutti gli uomini. Tale preghiera è chiamata universale perchè tutti i membri assumano i bisogni di tutti gli uomini. Essa non si limita dunque a presentare a Dio le piaghe e le ferite dei suoi membri: essa è la preghiera cattolica, cioè universale, di questo popolo sacerdotale, per tutta l'umanità. Tra sè e le nazioni della terra, Dio ha posto ogni comunità cristiana, per quanto piccola essa possa essere. Tra sè e la sofferenza degli uomini Dio ha posto l'intercessione della più piccola comunità. La preghiera universale è il mistero che lega questa comunità all'universo intero. Nella preghiera universale la comunità presenta il suo volto modellato dalla parola e gli dice:" Signore, apri gli occhi e vedi!"(2 Re. 19,26)

Liturgia Eucaristica:

Nell'ultima cena Cristo istituì il convito pasquale per mezzo del quale è reso di continuo presente nella chiesa il sacrificio della croce, allorchè il sacerdote, che rappresenta Cristo Signore, compie ciò che il Signore stesso fece e affidò ai discepoli perchè lo facessero in memoria di Lui. La chiesa ha disposto la celebrazione della liturgia eucaristica in vari momenti, che corrispondono alle parole e gesti di Cristo nell'ultima cena. Nella preparazione dei doni, vengono portati all'altare pane e vino con acqua, cioè gli stessi elementi che Cristo prese tra le sue mani. nella preghiera eucaristica, si rende grazie a Dio, per tutta l'opera della salvezza, e le offerte diventano il corpo e il sangue di Cristo. Per mezzo della comunione, i fedeli si cibano del corpo e del sangue del Signore, allo stesso modo con il quale gli apostoli li hanno ricevuti dalle mani di Cristo stesso.

Preghiera Eucaristica:

il significato della preghiera eucaristica, momento culminante dell'intera celebrazione, è che tutta l'assemblea si unisce a Cristo nel magnificare le grandi opere di Dio e nell'offrire il sacrificio. Gli elementi di questa preghiera sono:

Riti di Comunione:

I riti di comunione sono:

Questo complesso di riti ha lo scopo di preparare l'assemblea alla comunione e insieme di farne comprendere il profondo significato di fede. E'  il momento culminante della celebrazione eucaristica.

Padre nostro: "La preghiera del Signore":

E' la preghiera dei figli al loro Padre, è prendere coscienza della filiazione; solo i figli possono dire Abbà. Dice Gesù uno solo è il padre vostro, quello del cielo (Mt. 23,9). In questa preghiera si chiede il pane quotidiano (Mt. 6,25) nel quale i cristiani scorgono anche un riferimento al pane eucaristico (Gv. 6,32-35; 48-51), si implora la purificazione dei peccati (Mt. 6,14-15), e termina con liberaci del male (dal maligno).

Segno di pace:

Con il rito della pace i fedeli implorano la pace e l'unità per la chiesa e per l'intera famiglia umana, ed esprimono fra di loro l'amore vicendevole (Mt. 5,23-24), prima di partecipare all'unico pane.

Frazione del pane:

Il gesto della frazione del pane, compiuto da Cristo nell'ultima cena, non ha soltanto la ragione pratica di dividere il pane eucaristico, ma significa che noi, pur essendo molti, diventimao un solo corpo nella comunione a un solo pane di vita, che è Cristo (I Cor. 10, 16-17). Durante la frazione del pane si canta "Agnus Dei" che ricalca la testimonianza che Giovanni battista rese a Gesù:(Gv. 1,29).

Canto o antifona alla comunione:

Ha lo scopo di esprimere l'unione spirituale di coloro che si comunicano, dimostrare la gioia del cuore e rendere più fraterna la processione di coloro che si accostano a ricevere il corpo di Cristo. La pausa di silenzio dopo la comunione favorisce la preghiera interiore e personale di lode e ringraziamento.

Orazione dopo la comunione:

Con questa orazione il sacerdote a nome e con l'adesione di tutti rende grazie a Dio e chiede che il mistero celebrato porti i suoi frutti di salvezza. L'assemblea fa la sua orazione con l'acclamazione "Amen".

Riti di conclusione:

I riti di conclusione comprendono il saluto e la benedizione del sacerdote e il congedo dell'assemblea. Prima di inviare i suoi discepoli nel mondo per testimoniare a tutte le nazioni la sua risurrezione, Cristo Gesù alzate le mani li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo (Lc.23, 50-51). Anche il sacerdote alza le mani, li segna con il segno della croce e invoca la benedizione del Padre, del Figlio e dello Spirito santo. I fedeli che si sono riuniti nella chiesa per formare una comunità di fratelli vanno ora a portare ai loro fratelli nel mondo la croce di luce da cui sono stati segnati. Avevano formato una comunità di lode: vanno a far risuonare la lode su tutta la terra.

 

 

 

 

 

 




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